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Il fantastico mondo del vino




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L’anno che verrà…

Il 2018 del vino italiano Che anno sarà il 2018 per il vino italiano? Difficile – se non impossibile – azzardare una qualsiasi previsione, a meno che non si disponga di particolari capacità divinatorie o di adeguata strumentazione da chiaroveggente (tipo sfera di cristallo, per intenderci).

Per questo motivo, riteniamo utile partire da un breve riepilogo degli avvenimenti principali del 2017, i quali probabilmente produrranno i loro effetti anche sugli anni a venire. Da un punto di vista normativo, ad esempio, l’anno che si è appena concluso potrà essere ricordato per l’insolito attivismo del legislatore, che ha introdotto diverse novità in materia di vino e di viticoltura.

Il 12 gennaio, ad esempio, è entrato in vigore il Testo Unico del Vino e del Registro Telematico, ovvero la legge n. 238 del 12 dicembre 2016 che ha finalmente messo ordine fra le tantissime norme e regole in tema di produzione vinicola. Come vi abbiamo raccontato nel nostro articolo dal titolo “La bibbia del vino italiano”, questa legge ha avuto il pregio di unificare e semplificare tulla la normativa in tema di produzione, commercializzazione, denominazioni di origine, indicazioni geografiche, menzioni tradizionali, etichettatura e presentazione, gestione, controlli e sistema sanzionatorio, lasciando alle aziende vinicole più tempo e risorse da investire per lo sviluppo della propria attività grazie anche all’istituzione del Registro unico dei controlli ispettivi, l'introduzione di sistemi telematici di controllo e la dematerializzazione dei registri di cantina.

La normativa attende ancora l’approvazione di tutti i decreti attuativi previsti dal testo della legge, ma gli operatori del settore stanno già beneficiando dei primi effetti positivi del riordino legislativo.

Nel mese di aprile, invece, è iniziato l’iter parlamentare per l’approvazione di un disegno di legge quadro sull'agricoltura e l'agroalimentare biologici, che comprende l’ incremento della ricerca nel settore, l’incentivazione alla conversione delle aziende al biologico, il riordino degli strumenti di governance amministrativa legata a un Piano d'azione nazionale finanziato dal Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, le campagne di educazione al “biologico”, la creazione di distretti biologici rispettosi dell'ambiente, la disciplina per le organizzazioni di produttori e interprofessionali. La fine della legislatura parlamentare e lo scioglimento delle camere non consentiranno il completamento del processo, ma lo stato di avanzamento della discussione fa sperare che il nuovo Parlamento possa portarlo a compimento.

Export vino italiano nel 2017 Nel mese di giugno la Commissione del Senato ha poi dato il via libera al CETA, il tanto dibattuto accordo di libero scambio UE-Canada, che da una parte porta al riconoscimento di 41 IGT italiane e all'abolizione dei dazi all'entrata e dall'altro al via libera a carni e grano nordeuropeo. Pochi mesi dopo la commissaria UE al commercio, Cecilia Malmstrom, e il ministro per gli affari esteri giapponese, Taro Kono, siglano l’accordo di scambio UE-Giappone. Anche in questo caso il vino potrebbe godere di dazi zero all'entrata (al momento le soglie sono molto elevate) e del riconoscimento di una lista di denominazioni, aprendo così nuove prospettive in questi mercati che potrebbero compensare le riduzioni dei volumi di esportazioni verso il Regno Unito, prima conseguenza della Brexit.

Da un punto di vista legislativo, infine, l’anno si è chiuso con l’inserimento della regolamentazione dell’enoturismo nella Legge di Bilancio. Il testo prevede la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina, pacchetti enoturistici e vendemmie esperienziali, equiparando la disciplina fiscale di queste attività a quella delle attività agrituristiche per gli imprenditori agricoli.

Il 2017 però è stato anche un anno contrassegnato dagli effetti negativi del clima sulla coltivazione della vite e sulla qualità e quantità delle uve raccolte. Nel mese di maggio il nostro paese ha dovuto fare i conti con un anomala ondata di gelo, con danni diffusi praticamente in tutte le regioni con l’eccezione di alcune aree della Sicilia. La siccità registrata nel mese di agosto, invece, ha messo a dura prova l'annata provocando un calo della produzione tra il 20 e il 40%, come abbiamo descritto nel nostro articolo
Un crollo che costa caro…. Il fenomeno ha in effetti riguardato la produzione vinicola di tutto il mondo, tanto che l'OIV ha descritto “una vendemmia mai così scarsa da 60 anni”, che non va oltre i 246,7 milioni di ettolitri. A questo si aggiungono i vasti incendi che hanno colpito le zone vinicola della California nei mesi di novembre e dicembre, distruggendo migliaia di ettari di terreni vitati.

Per quanto riguarda l’andamento delle vendite di vino, invece, il 2017 ha portato delle notizie dal sapore agrodolce. Nel mese di marzo, infatti, è arrivato il rapporto Istat sulle esportazioni di vino italiano che ha confermato per il 2016 il nuovo record italiano nelle esportazioni di vino: 5,62 miliardi di euro contro i 5,39 del 2015, con un incremento del 4,3%. Purtroppo si preannunciava anche un futuro difficile per il mercato interno, dato che la crescita dei consumi nazionali era risultata inferiore rispetto all'anno precedente, quando l'incremento era stato del 5,3%. Inoltre le vendite sono state sostenute soprattutto dalla corsa delle bollicine (+21,4%), mentre hanno arrancato i vini fermi.

Vino italiano in USA A settembre purtroppo sono arrivate le prime notizie negative da uno dei mercati più importanti per il vino italiano, quello degli Stati Uniti, dove i vini francesi hanno superato in valore quelli del Belpaese. Così, dopo otto anni, l’Italia è stata costretta a cedere una leadership, conquistata nel tempo grazie ad un lungo e faticoso lavoro. Nello specifico, nel terzo trimestre, la Francia ha raggiunto quota 1,22 miliardi di euro, con un incremento del 18,8%, ben sei volte più alto di quello italiano, che non va oltre il 3%, anche se i segnali di rallentamento c'erano già da mesi. I dati per l’intero 2017 non sono ancora disponibili, ma è ragionevole attendersi che la tendenza negativa non sia stata invertita.

Vogliamo però chiudere questa breve rassegna dei principali fatti del 2017 in tema di vino italiano citando una notizia positiva: la Vite ad Alberello di Pantelleria è diventata anche patrimonio materiale dell'umanità, grazie all'approvazione in Senato – nel mese di febbraio
della legge che equipara i beni materiali e immateriali dell'Unesco. Nella stessa direzione si stanno muovendo le Colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, che conosceranno il verdetto finale a luglio 2018, mentre nel frattempo anche la Val d'Alpone – che comprende le denominazioni di Soave e Durello  si è candidata ad entrare nella tentative list italiana dei siti Unesco, con il Consorzio del Lessini Durello e la Strada del vino in prima fila a lavorare su questo progetto.

Sulla base di quanto accaduto lo scorso anno, quindi, per il vino italiano possiamo immaginare un 2018 nel quale le aziende vinicole dovranno lottare per affermare i propri prodotti su mercati sempre più competitivi, cercando di percorrere strategie innovative per valorizzare vini e territori e tenendo costantemente d’occhio l’andamento del clima, sempre più imprevedibile e pericoloso.

Buona fortuna, quindi, e buon anno!


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