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Il fantastico mondo del vino




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Il vino del vulcano

Vino dell’Etna Nell’articolo intitolato “Miti e leggende: il Lacryma Christi” vi abbiamo raccontato la storia di un ottimo vino italiano, il Lacryma Christi, prodotto con uve coltivate sulle pendici di uno dei vulcani più conosciuti al mondo, il Vesuvio.

Queste uve provengono da vitigni tutti autoctoni e “a piede franco” – ossia non reinnestati su radici di viti americane poiché mai raggiunte dagli attacchi della fillossera – come piedirosso, sciascinoso e aglianico per le versioni prodotte con uve a bacca nera e coda di volpe, verdeca, falanghina e greco per quelle a base di uve bianche.

Questa volta invece vogliamo parlarvi di alcuni vini che con il Lacryma Christi hanno in comune il fatto di provenire da viti messe a dimora su terreni vulcanici, anche se in questo caso si tratta di un vulcano ancora attivo: l’Etna.

Cominciamo da un’idea di Andrea Franchetti, produttore di vino della zona che ha coinvolto all’inizio di questa avventura una ventina di cantine della DOC Etna per dare vita a "Contrade dell'Etna", la manifestazione internazionale che ha ormai compiuto 10 anni e che vede oggi la partecipazione di ben 94 aziende agricole ed un pubblico di oltre tremila presenze.

L’evento di quest’anno si è tenuto presso il Castello Romeo, in territorio di Randazzo, ed ha ospitato produttori, buyer stranieri, giornalisti, enologi, ristoratori entusiasti, oltre a tanti appassionati e curiosi. «L’Etna DOC tira da matti. Si respira bellezza, voglia di fare», afferma entusiasta Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, mentre si aggira tra gli stand. «Una importante critica inglese veniva a trovarmi sull’Etna e mi ha chiesto gli indirizzi di altri produttori, io li ho invitati nella mia cantina ed è cominciato tutto. L’interesse c’era già» racconta ora Franchetti, romano, proprietario della Tenuta Trinoro in Toscana e di Passopisciaro sull’Etna.

Il vino del vulcano «Ora tutto il mondo del vino guarda l’Etna
prosegue una cosa impressionante, tutti ne parlano e vogliono venire qui. Nessuno capisce bene perché abbia successo fino a questo punto, non si può spiegare tutto. La magia è quella che conta». L’Etna è un “brand” conosciuto, il paesaggio è indimenticabile, il vino potente. Il nome “Contrade dell’Etna” ha origine dal fatto che le uve si compravano a contrade ed è nato per far incontrare i produttori, per costruire una rete, confrontare esperienze.

Nel corso degli anni le cantine che hanno preso parte all’iniziativa sono aumentate al punto che la manifestazione è diventata una sorta di Vinitaly all’ombra della montagna, dove è possibile assaggiare il vino dell’ultima vendemmia
non ancora imbottigliato – con molti produttori che organizzano pranzi nelle loro tenute con agenti e distributori soprattutto stranieri.

«Ci sono stati molti investimenti. Credo che in nessun altro territorio ci sia qualcosa di simile a quello che è accaduto qui, in uno spicchio dell’Etna. Ci sono produttori minuscoli, piccoli, medi e grossissimi. C’è tutto, come in ogni regione importante del vino». Franchetti arriva in Sicilia nel 2000 in vacanza. «E di botto trovo freddo, 15 gradi in meno e il paesaggio si riempie di vigneti. Non mi sarei fermato qui se non avessi trovato grande qualità. L’Etna DOC è simile al nebbiolo, ma non c’è in nessun posto un vulcanico così, è unico. E’ la bellezza a rendere buono il vino».

Sull’Etna ci sono 250 produttori di uve e si producono due milioni di bottiglie. «Un balzo notevole
spiega Bianca Conversi, direttore del consorzio Etna DOC il disciplinare prevede che tutto il percorso produttivo avvenga sull’Etna». Ci sono piccole aziende familiari che hanno ereditato la vigna, elenca le grosse cantine, gli imprenditori che producono per passione e quelli che si sono innamorati del vino dell’Etna e che dal Belgio o dal Giappone hanno deciso di produrre qui. Come aiutare il turismo del vino? «Magari con un calendario di eventi che riunisca appuntamenti comuni e singole iniziative».

Vini vulcanici I vitigni che caratterizzano la produzione dell’Etna DOC sono il Nerello e il Carricante, che affondando le radici nel fertile terreno vulcanico che può avere caratteristiche molto diverse anche a distanza di pochi metri, tra un appezzamento e l’altro. Si va da terreni rocciosi a suoli quasi sabbiosi, a seconda delle eruzioni.

Il Nerello non è mai uguale a se stesso ma sempre carico di sorprese, affidato alle cure di aziende alla ricerca costante della più elevata qualità, a volte anche con costi e sacrifici rilevanti visti i capricci della natura. Un altro aspetto proprio di questa regione è che si sono cominciati a coltivare il Nerello e il Carricante con una nuova mentalità, più attenta alla valorizzazione e al rispetto sia del territorio sia dell’uva autoctona da tempi relativamente recenti e per mano di viticultori sia emergenti sia di grande esperienza.

Fra le etichette più interessanti della DOC Etna citiamo senza dubbio quelle provenienti dalle vigne di Alta Mora di Diego e Alberto Cusumano, fra cui spiccano il Bianco
prodotto con uve Carricante in purezza – e il Rosso “Guardiola” , frutto di uve Nerello selezionatissime coltivate a 800-1000 mt. sul livello del mare e provenienti da vigneti con un’età media di 60 anni.

Dalla cantina Tenuta di Fessina di proprietà della toscana Silvia Maestrelli, che si è innamorata tempo fa di questo splendido territorio, provengono invece il Musmeci Rosso Etna DOC Riserva, prodotto con uve Nerello Mascalese di vigneti posti a 670 mt slm sul versante Nord del vulcano, ed il Musmeci Etna Bianco Superiore DOC, che annata dopo annata si contende il primato del Carricante in cantina con l’altro Cru di Tenuta di Fessina “A’Puddara”. Tenuta di Fessina è tra le pochissime aziende che producono un vino – il Laeneo
con il Nerello Cappuccio in purezza, una varietà autoctona che di solito viene utilizzata per dare più colore al Mascalese e un maggior “carico” di note speziate e pepate.

Andate sulle pendici del vulcano siciliano e scoprite i suoi tesori, non ve ne pentirete.


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