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Il fantastico mondo del vino




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Errare humanum est, perseverare…

vino italiano Tempo fa, nel nostro articolo dal titolo “Per non dimenticare…”, vi avevamo raccontato del trentesimo anniversario del maggiore scandalo che abbia mai coinvolto il mondo del vino italiano, ovvero quello della sofisticazione di diverse partite di vino da parte di un’azienda della provincia di Cuneo, attraverso l’utilizzo di metanolo. Le indagini che ne seguirono fecero emergere una pratica molto diffusa in Italia, dove produttori di molte regioni avevano fatto ricorso a questo pericoloso additivo per aumentare la gradazione alcolica dei propri vini.

Il metanolo è un composto chimico già presente – anche se in quantità molto esigue – nel vino come risultato del processo naturale della fermentazione alcolica, ma che nelle concentrazioni presenti nelle bottiglie adulterate aveva causato addirittura 23 decessi e numerosi casi di cecità e di lesioni gravissime al sistema neurologico delle persone che le avevano bevute.

Nonostante le autorità giudiziarie e gli organi di controllo abbiano reagito prontamente alla situazione, punendo i colpevoli ed introducendo una serie di controlli, attività preventive e normative più stringenti in materia di vinificazione, purtroppo non si riuscì ad evitare che il 1986 diventasse il punto più basso mai raggiunto dal vino italiano nella sua lunga e prestigiosa storia. La contrazione della produzione raggiunse il 37 per cento in quantità e il 25 per cento in valore rispetto all'anno precedente. Alcuni Paesi, come la Germania, bloccarono addirittura i vini italiani per settimane alle dogane. A quel punto, il vino italiano decise di rinascere puntando su un sistema di denominazioni e di controlli più rigido, su una qualità più elevata, su una comunicazione più accurata.

Purtroppo sembra che questa pesantissima lezione sia stata già dimenticata da alcuni – per fortuna pochi – operatori del settore, che perseverano nelle condotte fraudolente. Risale a qualche settimana fa, infatti, la notizia dell’inchiesta condotta dai militari del nucleo polizia economico finanziaria della finanza di Caserta, assieme al personale dell’ispettorato repressione frodi e del Ministero delle politiche Agricole, che ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari – quattro arresti domiciliari e 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria – emesse dal gip del tribunale di Napoli nord nei confronti di un’associazione per delinquere che, stando alle indagini, immetteva nel territorio nazionale e commercializzava ingenti partite di zucchero.

sequestro vino adulterato In particolare, l'associazione per delinquere si approvvigionava di masse di saccarosio di provenienza estera (Croazia, Isole Mauritius, Serbia e Slovenia) che venivano veicolate a una società con sede a Sant'Antimo e luogo di esercizio a Carinaro, attraverso l'interposizione fittizia di imprese «cartiere» nazionali, cioè formalmente attive ma di fatto non operative, risultate essere anche inadempienti agli obblighi fiscali.

Quello che però a noi appassionati di vino italiano interessa di più è l’utilizzo al quale questo saccarosio era destinato, ovvero la sofisticazione di partite di vino, mosto e succo d’uva prodotte da imprenditori localizzati in Veneto, in Emilia Romagna (precisamente a Formigione), in Puglia, Sicilia (a Mazara del Vallo) e in Campania. Il totale dei beni sequestrati in queste regioni ammonta a circa 12 milioni di euro, cifra che rende bene la dimensione preoccupante raggiunta dal fenomeno.

L’aggiunta di zucchero al mosto è una pratica vietata in Italia sin dal 1965, anche se è consentito il ricorso (in casi molto particolari) al mosto concentrato rettificato, un inquietante liquido che arricchisce di zuccheri il mosto. La straordinarietà della pratica dovrebbe essere giustificata da problemi legati al clima delle stagioni, il che come vedremo appare un vero e proprio controsenso.

L’aggiunta di zucchero ha come unica necessità l’aumento di grado alcolico del vino ed è una misura pensata per sopperire ad annate climatiche sfavorevoli, quelle cioè con temperature molto basse e precipitazioni molto intense durante i mesi che precedono la vendemmia. Queste condizioni meteorologiche infatti impediscono una corretta maturazione dell’uva e quindi provocano una concentrazione insufficiente di zuccheri nell’uva, penalizzandone la fermentazione alcolica.

vino adulterato con zucchero L’andamento climatico delle ultime vendemmie, tuttavia, ha fatto registrare periodi di calore e siccità tali da provocare risultati opposti a quelli che l’aggiunta illegale di zucchero vorrebbe ottenere, come abbiamo spiegato nel nostro articolo intitolato “Se il vino ha la febbre”. L’elevato contenuto zuccherino nell’uva ed il conseguente squilibrio nel rapporto tra zuccheri e acidi generano infatti vini morbidi, alcolici e poco longevi.

Nell’ultimo decennio solo l’annata 2014 è stata critica sotto l’aspetto della maturazione alcolica, mentre l’ultima vendemmia – quella del 2017 – ha fatto registrare temperature medie da record e precipitazioni ai minimi storici. Pertanto, la volontà dei produttori sotto indagine di voler aggiungere saccarosio ai propri vini potrebbe piuttosto essere legata alla necessità di coprire le scarse qualità organolettiche della loro produzione, aumentandone a dismisura la dolcezza e la morbidezza.

Questo tipo di problema potrebbe essere combattuto, in teoria, adottando l’obbligo di riportare sull’etichetta delle bottiglie di vino tutti gli ingredienti – siano essi naturali o additivi – in esse contenuti, proprio come accade per la totalità dei prodotti alimentari. Nella pratica però risulterebbe molto difficile, se non impossibile, riportare in etichetta tutte le componenti del vino, fra le quali potremmo trovare ad esempio:

Acido citrico; Acido L(+)tartarico; Acido L-ascorbico; Acido L-malico; Acido lattico; Acido metatartarico; Albumina d’uovo; Anidride solforosa (SO2); Batteri lattici; Bentonite; Bicarbonato di potassio; Bisolfito di potassio; Bisolfito di ammonio; Carbonato di calcio; Carboximetilcellulosa (CMC); Gomma di cellulosa (CMC); Caseinato di potassio; Caseina; Carbone enologico; Chitina-Glucano; Chitosani; Citrato di rame; Colla di pesce; Cloridrato di tiamina; Biossido di silicio (Gel di Silice); Enzimi beta glucanasi; Gelatine; Gomma arabica; Fosfato diammonico; Lieviti secchi attivi (LSA); Lisozima; Mannoproteine dei lieviti; Metabisolfito di potassio; Mosto concentrato; Mosto concentrato rettificato; Polivinilpolipirrolidone (PVPP); Enzimi per l’attivazione della pectinasi; Solfato di rame; Solfato di ammonio; Tannini enologici; Tartrato neutro di potassio.

Il vino però è soprattutto emozione, e quella in etichetta non si può riportare…


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