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Il fantastico mondo del vino




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Chi non risica…

Viticoltura eroica Quello del viticoltore appare agli occhi dei più un mestiere come un altro, magari non il più facile da praticare poiché richiede passione, fatica, pazienza, conoscenza e – ovviamente – il possesso di una vigna, ma difficilmente qualificabile come “eroico”. Eppure esiste una piccola porzione della viticoltura europea, legata soprattutto a zone di montagna ubicate solo in alcuni Paesi e in specifiche Regioni le cui storie sono strettamente legate ai vini che vi si producono, nelle quali piantare, allevare e vendemmiare viti richiede un coraggio ed un’abnegazione al di fuori del comune a causa delle impervie condizioni poste dalla natura.

Le aree cosiddette di “viticoltura eroica” in Europa sono 161 e raggruppano circa 100 mila ettari di vigneti, vale a dire poco più del 3% dell’intera superficie vitata europea. Queste aree rappresentano dei valori socio-economici di rilievo nonostante la modesta estensione territoriale, che peraltro non è uniforme: in Svizzera costituisce circa il 35% dei vigneti nazionali, in Portogallo il 20%, in Germania il 9%; in Italia, in Francia e in Spagna invece si aggira solo fra lo 0,5 e il 3%.

Man mano che ci si sposta dai paesi centroeuropei a quelli mediterranei, quindi, l’incidenza si riduce sebbene ovunque mantenga i caratteri di sfida tecnica ed umana all’ambiente, che coinvolge oltre 200 mila aziende vinicole. Si tratta di imprese familiari che coinvolgono in questa sfida quotidiana contro la natura più di 400 mila persone fra proprietari, familiari e gestori dei vigneti. In Italia sono rilevanti le aree della Valtellina, della Valle d’Aosta, delle Cinque Terre, della Costa Viola e delle isole, sia maggiori che minori.

L’uva viene tutta trasformata nelle stesse zone di produzione, dove sono state censite oltre 15 mila cantine di tipo agricolo-artigianali, dimensionate spesso solo sulla capacità produttiva aziendale. Le poche grandi cooperative infatti raggruppano le piccole aziende e assicurano una trasformazione più efficiente. Nonostante la dimensione media, le tecnologie adottate da queste aziende sono aggiornate e consentono di imbottigliare oltre il 70% della produzione. La gran parte del vino prodotto è ricompreso in denominazioni di origine e caratterizzato dalla combinazione dei vitigni con il clima particolare e le tecniche di produzione. Si stima che il 30 % del vino sia venduto direttamente alla cantina, ma la concorrenza molto aspra dei più convenienti vini di collina e pianura rende molto difficile la sopravvivenza di questa miriade di produttori medio-piccoli.

Oggi purtroppo la viticoltura eroica è percepita come un’eredità del passato con una situazione strutturale irreversibile tale da generare costi più elevati rispetto alla concorrenza degli altri vini. Dell’ultima generazione di viticoltori che ha ricevuto i vigneti terrazzati, infatti, in molti l’hanno abbandonata e solo pochi di essi ancora resistono e continuano a produrre non solo per l’autoconsumo, ma anche per il mercato.

Viticoltura all'isola del Giglio Con lo sviluppo economico degli ultimi decenni del secolo scorso l’abbandono è stato considerato la soluzione più ovvia, per scongiurare la quale sono state prospettate ai viticoltori delle prospettive non soddisfacenti come la conservazione degli appezzamenti, la loro “musealizzazione” (ovvero la trasformazione in luoghi storici per il turismo enologico di nicchia), oppure come la riconversione a differenti moderni modelli viticoli. In realtà ciò che rende vitale un modello viticolo è sempre il livello dei costi. Per la viticoltura eroica si è dovuto constatare che ad oggi e nell’immediato futuro non esiste nessuna soluzione tecnica viticola ed enologica capace di far ridurre i suoi costi fino ai livelli della concorrenza.

A questi limiti insormontabili si è aggiunta recentemente la constatazione che i produttori di “vino eroico” rinunciano a presentare il carattere fondamentale e distintivo di questi vini, ovvero il paesaggio viticolo inconfondibile della viticoltura eroica. Da una recente indagine è scaturito che solo il 3% dei vini eroici riportano in contro etichetta la natura del paesaggio viticolo da cui derivano, e questo non può essere addebitato alla mancanza di norme appropriate sulla legittimità della menzionem, ma è piuttosto dovuto al fatto che i produttori di vino delle zone di viticoltura eroica non comprendono ancora pienamente la forte interazione fra il paesaggio vitato e il sistema di valori del consumatore consapevole.

Anche fra i produttori di vino che hanno intrapreso la vendita diretta attraverso l’enoturismo sono state registrate carenze, improvvisazioni e la propensione a cadere nell’enoturismo commerciale trascurando il più impegnativo enoturismo esperienziale. Esistono per fortuna numerosi esempi incoraggianti di imprese che hanno saputo valorizzare la loro condizione di viticoltura eroica, ed è proprio di una di queste realtà la storia di successo che vogliamo raccontarvi.

Dai terreni impervi a picco sul mare dell’isola del Giglio è nato circa quattro anni fa il progetto di Pier Paolo Giglioni, titolare dell’azienda vinicola Perseo&Medusa: produrre il vino più costoso d’Italia in sole 600 bottiglie l’anno, da destinare a fondi di investimento.

Al largo della costa Toscana, sull’isola del Giglio, un pugno di viticoltori ha ricavato sui pendii scoscesi raggiunti dalla brezza del Tirreno una serie di terrazzamenti, oggi ridisegnati da filari di vite ordinati. Ispirandosi al mito di Perseo che lotta con Medusa – l’uomo che con tenacia si oppone all’imbattibilità della natura divina, e vince, entrando nell’Olimpo degli eroi – Pier Paolo Giglioni ha scelto di avviare la sua attività in un piccolo fazzoletto di terra a picco sul mare. Una produzione di nicchia, da vitigno autoctono Ansonica vinificato in purezza, e raccolto a mano secondo l’antica tradizione del Giglio (anche perché l’utilizzo di mezzi meccanici è reso impossibile dalle caratteristiche del terreno), con la collaborazione di due produttori locali, Giovanni e Simone Rossi de La Fontuccia.

Perseo&Medusa Nessun sostegno chimico in vigna, ma solo il giusto mix tra salsedine e siccità, gli opposti che si completano. Poi un passaggio in acciaio e 24 mesi di affinamento in bottiglia, per una produzione che non supera le 600 unità all’anno. Il segmento di mercato cui aspira Perseo&Medusa è proprio quello della bottiglia da investimento: ogni confezione contiene due bottiglie, una da bere, l’altra da collezione, e solo una parte è destinata alla clientela privata, mentre il canale privilegiato è quello dell’hedge fund, il mondo della finanza. Con l’idea di presentare ai potenziali investitori un prodotto made in Italy che celebra artigianalità, design e stile, proponendo il vino più costoso mai offerto sul mercato.

I primi risultati sono davvero incoraggianti: all’asta organizzata poche settimane fa per coinvolgere 600 wine club di tutto il mondo collegati in streaming, una delle bottiglie della prima vendemmia 2014 è stata aggiudicata a un investitore di Shangai per 330 mila euro (di fatto l’offerta più alta mai avanzata per un vino italiano, e tra le più alte somme mai spese per un bianco nel mondo). Offerte di rilievo sono arrivate numerose anche da molti compratori internazionali, da Hong Kong a Miami, a Dubai, in un appassionato gioco al rialzo, che ha finito col premiare la Cina. La bottiglia numero 1 è stata donata al Comune dell’Isola del Giglio, cui andrà anche il 10% del fatturato, tramite una fondazione nata per tutelare le tradizioni e le produzioni dell’isola, mentre Giglioni sta discutendo con Jp Morgan e Morgan Stanley le possibilità di piazzare il 50% della produzione in un fondo di investimento.

La passione per la produzione del vino in questo caso si coniuga bene con la voglia di ottenere un guadagno e contribuire alla fama dell’isola (e della viticoltura italiana) nel mondo. Come recita l’antico adagio, “Chi non risica non rosica!”


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