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Il fantastico mondo del vino




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Blue is the new green – parte I

Vino italiano ed economia In moltissimi articoli, pubblicati su questa rubrica dedicata alle curiosità dal mondo del vino, abbiamo raccontato delle numerose interazioni fra il mondo della viticoltura e quello dell’ecologia, a partire dal vino biologico fino agli effetti dei cambiamenti climatici sulle qualità organolettiche del vino. La sensibilità di un numero crescente di imprenditori alle tematiche ecologiche ha fatto nascere, nel corso degli ultimi decenni, un modello di economia che mira alla riduzione dell'impatto ambientale mediante provvedimenti in favore dello sviluppo sostenibile, come l'uso di energie rinnovabili, la riduzione dei consumi, il riciclaggio dei rifiuti. Questo modello è stato comunemente identificato con il termine anglosassone “green economy”.

Dall’interconnessione tra territorio, produttori e consumatori sta però nascendo una visione nuova che supera la green economy e approda alla cosiddetta “blu economy”, che implica un cambiamento del modello di business per generare valori multipli. Di questa interconnessione si è discusso in profondità durante la recente “Giornata SalvaTerra”, evento organizzato a San Pietro in Cariano, in provincia di Verona, dalla casa editrice Gambero Rosso e da Tenute Salvaterra, 657 ettari di terreni e otto tenute in Veneto.

L’evento – definito dai suoi ideatori il “Think Tank per il futuro del vino” – ha visto ragionare intorno ad un tavolo Marco Sabellico, giornalista e curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso e Paolo Fontana, amministratore delegato di Tenute SalvaTerra, i quali sono giunti alla conclusione che per immaginare e indirizzare il futuro del vino serve un confronto ampio, arricchito da chi del mondo del vino non fa parte ed ha uno sguardo rivolto a un futuro che sfugge agli schemi di sviluppo adottati finora.

Questo “serbatoio di pensiero” è stato alimentato dal confronto tra otto “visionari” sui temi del valore-etica, della sostenibilità-sostenibile, del tempo e delle connessioni ed ha coinvolto, nella tavola rotonda pomeridiana, otto imprenditori a individuare le contaminazioni possibili per individuare il percorso del mondo del vino e confrontarsi con i cambiamenti dei prossimi anni. Il futuro, in generale, non può che puntare sulla sostenibilità nella sua accezione più ampia, ovvero basata sugli aspetti ambientali, etico-sociali ed economici.

Vino e blu economyLa sostenibilità – ha sottolineato nel suo intervento Gunter Pauli, economista e scrittore, padre della green economy prima e della blue economy poi – è la chiave per essere competitivi, ma sarà possibile solo se si crea un vero legame diretto con chi consuma. Suggerisco ai produttori di vino di riavvicinarsi ai consumatori, connettersi a loro e ascoltarli. I consumatori di oggi sono già molto attenti ai prodotti, alla qualità, all’origine, alla biodiversità, in altre parole alla sostenibilità. Tuttavia, se vogliamo che la sostenibilità faccia parte della nostra vita, la nostra vita deve essere essa stessa sostenibile, anche a livello economico. In futuro se non saremo competitivi non saremo sostenibili e se non saremo sostenibili non saremo competitivi”.

Bisogna rivedere il concetto di competitività, un tempo sinonimo di prezzi bassi, di buon equilibrio tra qualità e prezzo” – ha continuato Pauli. “La ricerca di prodotti a prezzi sempre più bassi, di volumi sempre più alti e di prodotti sempre più standardizzati ha avuto impatti ambientali fortissimi, perciò il concetto di sostenibilità deve sganciarsi dal concetto di 'economico'. La soluzione, quindi, è generare maggior valore allo stesso tempo sviluppando il territorio, generando posti di lavoro, riuscendo persino a mettere ordine al disordine del passato. Questa combinazione di iniziative estremamente semplici, basate sulla scienza e guidate da imprenditori, ci porterà ad una trasformazione. Il concetto di zero emissioni e zero sprechi oggi è solo un punto di partenza”.

Pauli ha sollevato anche una questione molto difficile da risolvere: ” Oggi quasi tutti prodotti verdi sono più costosi degli altri. Come possiamo aspettarci che il mercato passi da un’economia tradizionale all’economia verde quando questo implica pagare di più ed è quindi riservato ai più ricchi? Dobbiamo trasformare questa realtà cambiando il modello di business in modo che ciò che è buono per l’ambiente sia anche più economico. Se manteniamo il modello attuale, concentrato sul tagliare i costi e sulle economie di scala, non ce la faremo mai. La proposta della blu economy è quella di generare valori multipli, utilizzando gli scarti a cascata per produrre altri beni di consumo, con il doppio risultato di ridurre i prezzi dei prodotti verdi e l’impatto ambientale. Stiamo discutendo di trasformare il nostro modello di business per fare in modo che questo punti allo sviluppo territoriale, alla sostenibilità delle risorse di tutti, non solo dell’essere umano, ma anche dell’ecosistema da cui dipendiamo”.

L’economia del vino L’intervento di Pauli ha fatto da cornice a tutti gli contributi della Giornata SalvaTerra. Dapprima la denuncia di Massimo Bottura sullo spreco di cibo – 1,3 bilioni di tonnellate ogni anno – e il suo agire attraverso il progetto Food for Soul, la cucina solidale nei refettori per i senzatetto, che dimostra che “la cucina non è solo qualità del cibo, ma anche delle idee”. Poi il richiamo di Maurizio Riva, designer e imprenditore impegnato in progetti sul riciclo e recupero del legno, sulla “necessità di inculcare il senso del bello in particolare stando vicino ai giovani” con riferimento ai corsi che tiene per i ragazzi della Comunità di San Patrignano per la creazione di oggetti di design a partire da vecchie barrique.

Ancora, la necessità individuata da Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto Ramazzini impegnata nelle ricerca sul Glisofato, “di investire in ricerca per anticipare emergenze, di istituire scale di rischio e di togliere subito dal mercato, non solo di deprezzare i vecchi prodotti inquinanti quando ne arrivano di più sostenibili”. Subito dopo, il parere del climatologo Luca Mercalli, che ha sottolineato come il cambiamento del clima modifichi anche la geografia del vino attuale “perché siamo nel periodo più caldo da almeno 2000 anni e il riscaldamento climatico è come la febbre: siamo già a 38, senza possibilità di guarigione, ma solo di contenimento”. L’allarme dei rifiuti di plastica non biodegradabile è stato poi l’oggetto dell’intervento di Paolo Bettinardi, fondatore di Cracking Art, il movimento artistico che negli anni Novanta con la realizzazione di animali di plastica colorata ha posto l’accento su come anche l’arte possa dare un contributo alla riflessione della permutazione dal naturale all’artificiale, come dal petrolio grezzo alla plastica.

(continua)


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